L'Entusiasmo musicale
| Pubblicato su: | Leonardo, anno III, fasc. 16, p. 71 | ||
| Data: | aprile 1905 |

pag. 71
G. VANNICOLA, De Profundis Clamavi ad te. — Firenze, Edilions de la Revue du Nord, 1905 (con 7 disegni di G. COSTETTI).
Vi sono uomini che agiscono e parlano come se vivessero sempre in una sfera di fuoco. Vi sono uomini che ardono, che fiammeggiano, che sfavillano qualunque sia la cosa che compiono. Sono degli strani esseri igniferi che non si appagano di portare il fuoco dal cielo in terra ma, Prometei più alti e più sacri, cercano di far giungere al cielo qualcuna delle faville della terra.
Giuseppe Vannicola è uno di questi spiriti incendianti ed esaltanti. Qualunque cosa ci faccia non può esser mediocre. Quando è sceso egli è giunto fino agli abissi più orgiastici della sensualità, fino alle ridde più frivole delle città tentacolari ma quando è salito esso ha toccato i cieli più puri dell'estasi musicale, le cime più vertiginose della contemplazione cattolica.
Giacchè la sua anima ardente non poteva esser saziata che dalle più grandi ed esasperanti fucine di esaltazioni: la musica e la fede. La sua anima bramosa di ampiezza e di terribilità non ha trovato altre consolazioni che nei tragici accordi delle orchestre, nelle gigantesche visioni del cattolicismo. Nella sua solitudine due ombre enormi l'hanno levata in alto: l'ombre sovrumane di Beethoven e di Michelangelo.
Questo libro è uno dei testimoni della sua ascensione verso un giorno più divino. Questo libro non è soltanto, come Vannicola scrive, un grido, ma un coro di gridi, e questo coro di gridi dispersi, che vengono su dal profondo e dalle anime grandi dei musici, diviene un coro di canti, un coro trionfale di vittoria, un coro romano e cattolico che si eleva nel cielo, sopra la febbrile solitudine dell'Agro, come una cupola di suono più ampia e più alta di quella di Michelangelo.
Ma chi potrà dire cosa sia veramente questo libro? Vannicola ha abbandonato la forma di poesia del Trittico della Vergine, ha lasciato la forma di romanzo della Sonata Patetica. In questo libro c'è ancora della lirica, c'è ancora del romanzo, ma c'è di più. C'è il tentativo di fondere la critica e la filosofia e la teologia in una specie di sublimazione poetica e musicale, ove l'unità è data dall'anima che la compie.
La prosa di Vannicola non è una prosa poetica ma piuttosto una Prosa musicale i crescendi, i leit-motifs, i ricami tematici vi hanno grandissima parte. E appunto perché è una prosa musicale tende più suggerire che a dire. Chi vi cercasse la chiarezza e l'esattezza dottrinale sarebbe come colui che chiedesse lo slancio e la passione a un trattato di computisteria o ad un catalogo di orticultura.
Giuseppe Vannicola ha voluto dare in questo salterio di misticismo musicale qualche riflesso di sè stesso, ha voluto donare un ricordo a qualche anima prossima, ha voluto gettare un appello a qualche anima sconosciuta. Ripetiamo per lui ciò ch'egli dice sul limitare dell'inno beethoveniano «Ascoltate se lo scandaglio incontra il fondo, Silenzio! Silenzio! Silenzio!».
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